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'Soy Boy' è il nuovo insulto più pungente dell'alt-right

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I fan della cucina asiatica e dei prodotti della fattoria del Midwest, attenzione: il subreddit di The_Donald mette in dubbio la tua mascolinità

Tempo di sognare

Un ragazzo di soia iperfemminizzato esamina il suo raccolto di estrogeni.

Tra le attività che la cosiddetta "alt-right" persegue con particolare zelo c'è quella di inventare nuovi insulti. Ora i commentatori più orgogliosamente sciovinisti di Internet hanno lanciato un nuovo insulto per gli uomini non sufficientemente virili, e ha a che fare con un certo alimento base: "Soy boy" è diventato una scorciatoia per gli uomini "femminizzati" che non riescono a rispettare la nozione di mascolinità dell'alt-right.

Come riportato dal giornalista Will Sommer della newsletter Right Richter, che copre le tendenze ultraconservatrici americane, la frase è salita alla ribalta negli umidi subreddit abitati dai fan di Pepe the Frog (e ora, forse, della pizza di Papa John). Il nuovo termine sembra insinuarsi in un territorio lessicale precedentemente occupato da altri neologismi dell'alt-right – e parla di alcune delle stesse preoccupazioni.

Sommer ha confermato con diverse figure popolari dell'alt-right che l'idea dietro l'insulto è che il consumo di soia ha un effetto femminilizzante sugli uomini, presumibilmente a causa del fatto che gli isoflavoni del legume possono imitare gli estrogeni. (Il pasto quotidiano è stato colpevole di riprodurre questa connessione nel passato.)

Naturalmente, come con quasi qualunque cibo, una dieta estremamente ricca di soia potere hanno alcuni effetti deleteri, ma la saggezza nutrizionale prevalente sostiene che il consumo ragionevole di soia non si esaurisce in modo significativo livelli di testosterone o forza muscolare.

Anche se la base per la preoccupazione è fragile, nell'immaginazione di molti tra l'alt-right, la soia nativa dell'Asia è apparentemente arrivata a simboleggiare il multiculturalismo strisciante e la fine dell'uomo dell'uomo carne e patate. (Ma per favore non ditelo ai contadini americani dello stato rosso, il sale della terra, la cui produttività ha reso gli Stati Uniti il ​​principale produttore mondiale di semi di soia.)

Se lo spietato disprezzo dell'alt-right ti ha pronto ad abbracciare la virilità e ad abbandonare i tuoi modi da soy boy, considera di grigliare qualche rana - o uno di questi altre carni non convenzionali che hanno davvero un sapore sospetto come il pollo.


La pandemia mette in luce i raccapriccianti abusi sugli animali negli allevamenti intensivi statunitensi

Tra gli altri metodi, i maiali sono stati uccisi con un metodo noto come arresto del ventilatore, in cui le vie aeree di una stalla vengono chiuse e viene introdotto il vapore. Fotografia: Bloomberg/Bloomberg via Getty Images

Tra gli altri metodi, i maiali sono stati uccisi con un metodo noto come arresto del ventilatore, in cui le vie aeree di una stalla vengono chiuse e viene introdotto il vapore. Fotografia: Bloomberg/Bloomberg via Getty Images

Ultima modifica il gio 6 ago 2020 17.57 BST

Più di ogni altro evento della storia recente, la pandemia di coronavirus ha messo in chiaro le conseguenze del nostro abuso sugli animali. Dal mercato umido cinese, dove probabilmente è emerso il virus, ai macelli americani che sono diventati vettori chiave di trasmissione, la nostra famelica richiesta di carne a basso costo è stata implicata in enormi sofferenze umane. Ma la sofferenza non è solo nostra. La pandemia ha anche focalizzato la nostra attenzione su come l'agrobusiness americano, che ha beneficiato della deregolamentazione sotto l'amministrazione Trump, abusa degli animali su scala industriale.

Mentre i macelli in tutta la nazione sono stati costretti a chiudere a causa del virus, sono emerse storie raccapriccianti sull'uccisione di massa di milioni di polli e maiali che non possono più essere portati sul mercato. I polli sono stati gasati o soffocati con una schiuma in cui soffocano lentamente. Tra gli altri metodi, i maiali - le cui capacità cognitive sono simili ai cani - sono stati uccisi con un metodo noto come arresto della ventilazione, in cui le vie aeree di una stalla vengono chiuse e viene introdotto il vapore. Il video di un informatore mostra migliaia di maiali che muoiono mentre vengono lentamente soffocati e arrostiti a morte durante la notte.

Sebbene la pandemia abbia focalizzato l'attenzione su questi incidenti, rappresentano una piccola frazione degli abusi quotidiani accumulati sugli animali da allevamento. I miliardi di animali macellati ogni anno negli Stati Uniti sono esseri intelligenti e sensibili in grado di provare una serie di emozioni. Sono spinti a crescere i loro giovani e formare strutture sociali complesse, entrambe impossibili nelle condizioni dell'agricoltura moderna. Invece, vivono vite brevi, dolorose e piene di malattie. I polli, che costituiscono oltre il 90% degli animali macellati ogni anno, soffrono i peggiori. La loro morte non è soggetta a nessuna regolamentazione federale, il che significa che gli uccelli vengono spesso congelati, bolliti, annegati o soffocati a morte.

Non sorprende che l'amministrazione Trump si sia mossa per deregolamentare ulteriormente l'agrobusiness, dando alle aziende che abusano degli animali più libertà di dare la priorità al profitto rispetto al benessere. L'amministrazione ha abbandonato l'applicazione degli statuti sul benessere degli animali e ha avanzato proposte per ridurre il ruolo degli ispettori governativi nella supervisione delle condizioni nei macelli, proposte che, secondo un ispettore generale, si basano su dati errati. L'amministrazione ha anche rimosso dalla visualizzazione pubblica un database ricercabile di rapporti di ispezione degli animali, proteggendo gli abusatori dal controllo. I documenti sono tornati online solo quando il Congresso ha forzato la mano dell'amministrazione.

Come in altre aree, la guerra culturale condotta dai sostenitori di Trump ha consentito le sue politiche pro-business. "Soy boy" è emerso come l'insulto preferito tra l'alt-right, identificando il consumo di carne e la complicità con la sofferenza animale come indicatori di mascolinità. Quando la destra ha definito il Green New Deal un assalto allo stile di vita americano, era sicuro di includere il consumo abbondante di carne tra i preziosi principi in pericolo. "Vogliono prendere i tuoi hamburger", ha detto l'ex aiutante della Casa Bianca Sebastian Gorka a un pubblico conservatore, equiparando il Green New Deal al "comunismo". Lo scrittore reazionario Jordan Peterson, che ha fatto fortuna trollando la sinistra, è persino intervenuto affermando di seguire una dieta a base di carne.

Porre fine all'atrocità che è il sistema americano di agricoltura animale richiede di mettere in discussione sia l'intimità della connessione governo-agroalimentare sia le norme culturali che ne sono alla base. Ma altri recenti sviluppi hanno mostrato quanto sarà difficile. Le vendite di carne senza carne sono esplose negli ultimi anni, ma rimangono una piccola frazione delle vendite complessive. Nel frattempo, sebbene Cory Booker sia diventato solo il secondo vegano a cercare una nomina presidenziale del partito importante, la forza dei venti contrari culturali e politici gli ha impedito di stabilire un legame tra le sue preferenze alimentari e le politiche pubbliche. Spinto, ha abbracciato l'inquadratura della questione favorita dalla destra, dichiarando la libertà di mangiare carne “uno dei nostri valori più sacri”.

Con l'aumento della preoccupazione per le pratiche abusive negli allevamenti intensivi e l'interesse pubblico per le diete alternative, le imprese e i loro alleati politici hanno reagito con leggi volte a limitare le informazioni e la scelta a disposizione dei consumatori. Le cosiddette leggi "ag-gag", che criminalizzano le indagini sotto copertura sulle condizioni nelle fattorie, sono state affiancate da leggi statali che impediscono alle alternative a base vegetale di utilizzare etichette come "carne" o "salsiccia". La Food and Drug Administration sta persino valutando un divieto a livello nazionale dell'uso della parola "latte" per etichettare alternative derivate da soia o avena, nel tentativo di proteggere l'industria lattiero-casearia.

Di fronte a così tanti interessi acquisiti, anche il danno causato dalla pandemia sembra improbabile che porti a un cambiamento fondamentale nel sistema di produzione alimentare americano in tempi brevi. Ma ci sono barlumi di speranza. Quando le scorte di carne sono diminuite nelle prime settimane del blocco, le vendite di prodotti a base vegetale sono aumentate, suggerendo ai consumatori di vederli come una vera alternativa. Se questi prodotti possono essere migliorati al punto da poter competere con la carne in termini di gusto e costo, i consumatori e persino l'industria della carne potrebbero abbracciarli su larga scala, segnando potenzialmente la fine degli abusi sugli animali industrializzati.

Sia per i miliardi di animali allevati e uccisi ogni anno, sia per noi stessi, quel giorno non arriverà mai abbastanza presto. Non c'è niente di naturale o di inevitabile negli allevamenti intensivi, che hanno trasformato l'agricoltura umana in una mostruosità che sarebbe irriconoscibile per le generazioni precedenti. Dopo essere passati alla storia, le generazioni future li vedranno come uno dei più grandi crimini mai perpetrati dall'umanità. Mentre il coronavirus devasta le nostre economie e i nostri corpi, è più chiaro che mai che solo una cecità pervasiva e controproducente ci impedisce di vedere gli allevamenti intensivi allo stesso modo.

Andrew Gawthorpe è uno storico degli Stati Uniti all'Università di Leiden


La pandemia mette in luce i raccapriccianti abusi sugli animali negli allevamenti intensivi statunitensi

Tra gli altri metodi, i maiali sono stati uccisi con un metodo noto come arresto del ventilatore, in cui le vie aeree di una stalla vengono chiuse e viene introdotto il vapore. Fotografia: Bloomberg/Bloomberg via Getty Images

Tra gli altri metodi, i maiali sono stati uccisi con un metodo noto come arresto del ventilatore, in cui le vie aeree di una stalla vengono chiuse e viene introdotto il vapore. Fotografia: Bloomberg/Bloomberg via Getty Images

Ultima modifica il gio 6 ago 2020 17.57 BST

Più di ogni altro evento della storia recente, la pandemia di coronavirus ha messo in chiaro le conseguenze del nostro abuso sugli animali. Dal mercato umido cinese, dove probabilmente è emerso il virus, ai macelli americani che sono diventati vettori chiave di trasmissione, la nostra famelica richiesta di carne a basso costo è stata implicata in enormi sofferenze umane. Ma la sofferenza non è solo nostra. La pandemia ha anche focalizzato la nostra attenzione su come l'agrobusiness americano, che ha beneficiato della deregolamentazione sotto l'amministrazione Trump, abusa degli animali su scala industriale.

Mentre i macelli in tutta la nazione sono stati costretti a chiudere a causa del virus, sono emerse storie raccapriccianti sull'uccisione di massa di milioni di polli e maiali che non possono più essere portati sul mercato. I polli sono stati gasati o soffocati con una schiuma in cui soffocano lentamente. Tra gli altri metodi, i maiali - le cui capacità cognitive sono simili ai cani - sono stati uccisi con un metodo noto come arresto della ventilazione, in cui le vie aeree di una stalla vengono chiuse e viene introdotto il vapore. Il video di un informatore mostra migliaia di maiali che muoiono mentre vengono lentamente soffocati e arrostiti a morte durante la notte.

Sebbene la pandemia abbia focalizzato l'attenzione su questi incidenti, rappresentano una piccola frazione degli abusi quotidiani accumulati sugli animali da allevamento. I miliardi di animali macellati ogni anno negli Stati Uniti sono esseri intelligenti e sensibili in grado di provare una serie di emozioni. Sono spinti a crescere i loro giovani e formare strutture sociali complesse, entrambe impossibili nelle condizioni dell'agricoltura moderna. Invece, vivono vite brevi, dolorose e piene di malattie. I polli, che costituiscono oltre il 90% degli animali macellati ogni anno, soffrono i peggiori. La loro morte non è soggetta a nessuna regolamentazione federale, il che significa che gli uccelli vengono spesso congelati, bolliti, affogati o soffocati a morte.

Non sorprende che l'amministrazione Trump si sia mossa per deregolamentare ulteriormente l'agrobusiness, dando alle aziende che abusano degli animali più libertà di dare la priorità al profitto rispetto al benessere. L'amministrazione ha abbandonato l'applicazione degli statuti sul benessere degli animali e ha avanzato proposte per ridurre il ruolo degli ispettori governativi nella supervisione delle condizioni nei macelli, proposte che, secondo un ispettore generale, si basano su dati errati. L'amministrazione ha anche rimosso dalla visualizzazione pubblica un database ricercabile di rapporti di ispezione degli animali, proteggendo gli abusatori dal controllo. I documenti sono tornati online solo quando il Congresso ha forzato la mano dell'amministrazione.

Come in altre aree, la guerra culturale condotta dai sostenitori di Trump ha consentito le sue politiche pro-business. "Soy boy" è emerso come l'insulto preferito tra l'alt-right, identificando il consumo di carne e la complicità con la sofferenza animale come indicatori di mascolinità. Quando la destra ha definito il Green New Deal un assalto allo stile di vita americano, era sicuro di includere il consumo abbondante di carne tra i preziosi principi in pericolo. "Vogliono prendere i tuoi hamburger", ha detto l'ex aiutante della Casa Bianca Sebastian Gorka a un pubblico conservatore, equiparando il Green New Deal al "comunismo". Lo scrittore reazionario Jordan Peterson, che ha fatto fortuna trollando la sinistra, è intervenuto anche affermando di seguire una dieta a base di carne.

Porre fine all'atrocità che è il sistema americano di agricoltura animale richiede di mettere in discussione sia l'intimità della connessione governo-agroalimentare sia le norme culturali che ne sono alla base. Ma altri recenti sviluppi hanno mostrato quanto sarà difficile. Le vendite di carne senza carne sono esplose negli ultimi anni, ma rimangono una piccola frazione delle vendite complessive. Nel frattempo, sebbene Cory Booker sia diventato solo il secondo vegano a cercare una nomina presidenziale del partito importante, la forza dei venti contrari culturali e politici gli ha impedito di tracciare un legame tra le sue preferenze alimentari e le politiche pubbliche. Spinto, ha abbracciato l'inquadratura della questione favorita dalla destra, dichiarando la libertà di mangiare carne “uno dei nostri valori più sacri”.

Con l'aumento della preoccupazione per le pratiche abusive negli allevamenti intensivi e l'interesse pubblico per le diete alternative, le imprese e i loro alleati politici hanno reagito con leggi volte a limitare l'informazione e la scelta a disposizione dei consumatori. Le cosiddette leggi "ag-gag", che criminalizzano le indagini sotto copertura sulle condizioni nelle fattorie, sono state affiancate da leggi statali che impediscono alle alternative a base vegetale di utilizzare etichette come "carne" o "salsiccia". La Food and Drug Administration sta persino valutando un divieto a livello nazionale dell'uso della parola "latte" per etichettare alternative derivate da soia o avena, nel tentativo di proteggere l'industria lattiero-casearia.

Di fronte a così tanti interessi acquisiti, anche il danno causato dalla pandemia sembra improbabile che porti a un cambiamento fondamentale nel sistema di produzione alimentare americano in tempi brevi. Ma ci sono barlumi di speranza. Quando le scorte di carne sono diminuite nelle prime settimane del blocco, le vendite di prodotti a base vegetale sono aumentate, suggerendo ai consumatori di vederli come una vera alternativa. Se questi prodotti possono essere migliorati al punto da poter competere con la carne in termini di gusto e costo, i consumatori e persino l'industria della carne potrebbero abbracciarli su larga scala, segnando potenzialmente la fine degli abusi sugli animali industrializzati.

Sia per i miliardi di animali allevati e uccisi ogni anno, sia per noi stessi, quel giorno non arriverà mai abbastanza presto. Non c'è niente di naturale o di inevitabile negli allevamenti intensivi, che hanno trasformato l'agricoltura umana in una mostruosità che sarebbe irriconoscibile per le generazioni precedenti. Dopo essere passati alla storia, le generazioni future li vedranno come uno dei più grandi crimini mai perpetrati dall'umanità. Mentre il coronavirus devasta le nostre economie e i nostri corpi, è più chiaro che mai che solo una cecità pervasiva e controproducente ci impedisce di vedere gli allevamenti intensivi allo stesso modo.

Andrew Gawthorpe è uno storico degli Stati Uniti all'Università di Leiden


La pandemia mette in luce i raccapriccianti abusi sugli animali negli allevamenti intensivi statunitensi

Tra gli altri metodi, i maiali sono stati uccisi con un metodo noto come arresto del ventilatore, in cui le vie aeree di una stalla vengono chiuse e viene introdotto il vapore. Fotografia: Bloomberg/Bloomberg via Getty Images

Tra gli altri metodi, i maiali sono stati uccisi con un metodo noto come arresto del ventilatore, in cui le vie aeree di una stalla vengono chiuse e viene introdotto il vapore. Fotografia: Bloomberg/Bloomberg via Getty Images

Ultima modifica il gio 6 ago 2020 17.57 BST

Più di ogni altro evento della storia recente, la pandemia di coronavirus ha reso evidenti le conseguenze del nostro abuso sugli animali. Dal mercato umido cinese, dove probabilmente è emerso il virus, ai macelli americani che sono diventati vettori chiave di trasmissione, la nostra famelica richiesta di carne a basso costo è stata implicata in enormi sofferenze umane. Ma la sofferenza non è solo nostra. La pandemia ha anche focalizzato la nostra attenzione su come l'agrobusiness americano, che ha beneficiato della deregolamentazione sotto l'amministrazione Trump, abusa degli animali su scala industriale.

Mentre i macelli in tutta la nazione sono stati costretti a chiudere a causa del virus, sono emerse storie raccapriccianti sull'uccisione di massa di milioni di polli e maiali che non possono più essere portati sul mercato. I polli sono stati gasati o soffocati con una schiuma in cui soffocano lentamente. Tra gli altri metodi, i maiali - le cui capacità cognitive sono simili ai cani - sono stati uccisi con un metodo noto come arresto della ventilazione, in cui le vie aeree di una stalla vengono chiuse e viene introdotto il vapore. Il video di un informatore mostra migliaia di maiali che muoiono mentre vengono lentamente soffocati e arrostiti a morte durante la notte.

Sebbene la pandemia abbia focalizzato l'attenzione su questi incidenti, rappresentano una piccola frazione degli abusi quotidiani accumulati sugli animali da allevamento. I miliardi di animali macellati ogni anno negli Stati Uniti sono esseri intelligenti e sensibili in grado di provare una serie di emozioni. Sono spinti a crescere i loro giovani e formare strutture sociali complesse, entrambe impossibili nelle condizioni dell'agricoltura moderna. Invece, vivono vite brevi, dolorose e piene di malattie. I polli, che costituiscono oltre il 90% degli animali macellati ogni anno, soffrono i peggiori. La loro morte non è soggetta a nessuna regolamentazione federale, il che significa che gli uccelli vengono spesso congelati, bolliti, affogati o soffocati a morte.

Non sorprende che l'amministrazione Trump si sia mossa per deregolamentare ulteriormente l'agrobusiness, dando alle aziende che abusano degli animali più libertà di dare la priorità al profitto rispetto al benessere. L'amministrazione ha abbandonato l'applicazione degli statuti sul benessere degli animali e ha avanzato proposte per ridurre il ruolo degli ispettori governativi nella supervisione delle condizioni nei macelli, proposte che, secondo un ispettore generale, si basano su dati errati. L'amministrazione ha anche rimosso dalla visualizzazione pubblica un database ricercabile di rapporti di ispezione degli animali, proteggendo gli abusatori dal controllo. I documenti sono tornati online solo quando il Congresso ha forzato la mano dell'amministrazione.

Come in altre aree, la guerra culturale condotta dai sostenitori di Trump ha consentito le sue politiche pro-business. "Soy boy" è emerso come l'insulto preferito tra l'alt-right, identificando il consumo di carne e la complicità con la sofferenza animale come indicatori di mascolinità. Quando la destra ha definito il Green New Deal un assalto allo stile di vita americano, era sicuro di includere il consumo abbondante di carne tra i preziosi principi in pericolo. "Vogliono prendere i tuoi hamburger", ha detto l'ex aiutante della Casa Bianca Sebastian Gorka a un pubblico conservatore, equiparando il Green New Deal al "comunismo". Lo scrittore reazionario Jordan Peterson, che ha fatto fortuna trollando la sinistra, è persino intervenuto affermando di seguire una dieta a base di carne.

Porre fine all'atrocità che è il sistema americano di agricoltura animale richiede di mettere in discussione sia l'intimità della connessione governo-agroalimentare sia le norme culturali che ne sono alla base. Ma altri recenti sviluppi hanno mostrato quanto sarà difficile. Le vendite di carne senza carne sono esplose negli ultimi anni, ma rimangono una piccola frazione delle vendite complessive. Nel frattempo, sebbene Cory Booker sia diventato solo il secondo vegano a cercare una nomina presidenziale del partito importante, la forza dei venti contrari culturali e politici gli ha impedito di tracciare un legame tra le sue preferenze alimentari e le politiche pubbliche. Spinto, ha abbracciato l'inquadratura della questione favorita dalla destra, dichiarando la libertà di mangiare carne “uno dei nostri valori più sacri”.

Con l'aumento della preoccupazione per le pratiche abusive negli allevamenti intensivi e l'interesse pubblico per le diete alternative, le imprese e i loro alleati politici hanno reagito con leggi volte a limitare le informazioni e la scelta a disposizione dei consumatori. Le cosiddette leggi "ag-gag", che criminalizzano le indagini sotto copertura sulle condizioni nelle fattorie, sono state affiancate da leggi statali che impediscono alle alternative a base vegetale di utilizzare etichette come "carne" o "salsiccia". La Food and Drug Administration sta persino valutando un divieto a livello nazionale dell'uso della parola "latte" per etichettare alternative derivate da soia o avena, nel tentativo di proteggere l'industria lattiero-casearia.

Di fronte a così tanti interessi acquisiti, anche il danno causato dalla pandemia sembra improbabile che porti a un cambiamento fondamentale nel sistema di produzione alimentare americano in tempi brevi. Ma ci sono barlumi di speranza. Quando le scorte di carne sono diminuite nelle prime settimane del blocco, le vendite di prodotti a base vegetale sono aumentate, suggerendo ai consumatori di vederli come una vera alternativa. Se questi prodotti possono essere migliorati al punto da poter competere con la carne in termini di gusto e costo, i consumatori e persino l'industria della carne potrebbero abbracciarli su larga scala, segnando potenzialmente la fine degli abusi sugli animali industrializzati.

Sia per i miliardi di animali allevati e uccisi ogni anno, sia per noi stessi, quel giorno non arriverà mai abbastanza presto. Non c'è niente di naturale o di inevitabile negli allevamenti intensivi, che hanno trasformato l'agricoltura umana in una mostruosità che sarebbe irriconoscibile per le generazioni precedenti. Dopo essere passati alla storia, le generazioni future li vedranno come uno dei più grandi crimini mai perpetrati dall'umanità. Mentre il coronavirus devasta le nostre economie e i nostri corpi, è più chiaro che mai che solo una cecità pervasiva e controproducente ci impedisce di vedere gli allevamenti intensivi allo stesso modo.

Andrew Gawthorpe è uno storico degli Stati Uniti all'Università di Leiden


La pandemia mette in luce i raccapriccianti abusi sugli animali negli allevamenti intensivi statunitensi

Tra gli altri metodi, i maiali sono stati uccisi con un metodo noto come arresto del ventilatore, in cui le vie aeree di una stalla vengono chiuse e viene introdotto il vapore. Fotografia: Bloomberg/Bloomberg via Getty Images

Tra gli altri metodi, i maiali sono stati uccisi con un metodo noto come arresto del ventilatore, in cui le vie aeree di una stalla vengono chiuse e viene introdotto il vapore. Fotografia: Bloomberg/Bloomberg via Getty Images

Ultima modifica il gio 6 ago 2020 17.57 BST

Più di ogni altro evento della storia recente, la pandemia di coronavirus ha reso evidenti le conseguenze del nostro abuso sugli animali. Dal mercato umido cinese, dove probabilmente è emerso il virus, ai macelli americani che sono diventati vettori chiave di trasmissione, la nostra famelica richiesta di carne a basso costo è stata implicata in enormi sofferenze umane. Ma la sofferenza non è solo nostra. La pandemia ha anche focalizzato la nostra attenzione su come l'agrobusiness americano, che ha beneficiato della deregolamentazione sotto l'amministrazione Trump, abusa degli animali su scala industriale.

Mentre i macelli in tutta la nazione sono stati costretti a chiudere a causa del virus, sono emerse storie raccapriccianti sull'uccisione di massa di milioni di polli e maiali che non possono più essere portati sul mercato. I polli sono stati gasati o soffocati con una schiuma in cui soffocano lentamente. Tra gli altri metodi, i maiali - le cui capacità cognitive sono simili ai cani - sono stati uccisi con un metodo noto come arresto della ventilazione, in cui le vie aeree di una stalla vengono chiuse e viene introdotto il vapore. Il video di un informatore mostra migliaia di maiali che muoiono mentre vengono lentamente soffocati e arrostiti a morte durante la notte.

Sebbene la pandemia abbia focalizzato l'attenzione su questi incidenti, rappresentano una piccola frazione degli abusi quotidiani accumulati sugli animali da allevamento. I miliardi di animali macellati ogni anno negli Stati Uniti sono esseri intelligenti e sensibili in grado di provare una serie di emozioni. Sono spinti a crescere i loro giovani e formare strutture sociali complesse, entrambe impossibili nelle condizioni dell'agricoltura moderna. Invece, vivono vite brevi, dolorose e piene di malattie. I polli, che costituiscono oltre il 90% degli animali macellati ogni anno, soffrono i peggiori. La loro morte non è soggetta a nessuna regolamentazione federale, il che significa che gli uccelli vengono spesso congelati, bolliti, affogati o soffocati a morte.

Non sorprende che l'amministrazione Trump si sia mossa per deregolamentare ulteriormente l'agrobusiness, dando alle aziende che abusano degli animali più libertà di dare la priorità al profitto rispetto al benessere. L'amministrazione ha abbandonato l'applicazione degli statuti sul benessere degli animali e ha avanzato proposte per ridurre il ruolo degli ispettori governativi nella supervisione delle condizioni nei macelli, proposte che, secondo un ispettore generale, si basano su dati errati. L'amministrazione ha anche rimosso dalla visualizzazione pubblica un database ricercabile di rapporti di ispezione degli animali, proteggendo gli abusatori dal controllo. I documenti sono tornati online solo quando il Congresso ha forzato la mano dell'amministrazione.

Come in altre aree, la guerra culturale condotta dai sostenitori di Trump ha consentito le sue politiche pro-business. "Soy boy" è emerso come l'insulto preferito tra l'alt-right, identificando il consumo di carne e la complicità con la sofferenza animale come indicatori di mascolinità. Quando la destra ha definito il Green New Deal un assalto allo stile di vita americano, era sicuro di includere il consumo abbondante di carne tra i preziosi principi in pericolo. "Vogliono prendere i tuoi hamburger", ha detto l'ex aiutante della Casa Bianca Sebastian Gorka a un pubblico conservatore, equiparando il Green New Deal al "comunismo". Lo scrittore reazionario Jordan Peterson, che ha fatto fortuna trollando la sinistra, è intervenuto anche affermando di seguire una dieta a base di carne.

Porre fine all'atrocità che è il sistema americano di agricoltura animale richiede di mettere in discussione sia l'intimità della connessione governo-agroalimentare sia le norme culturali che ne sono alla base. Ma altri recenti sviluppi hanno mostrato quanto sarà difficile. Le vendite di carne senza carne sono esplose negli ultimi anni, ma rimangono una piccola frazione delle vendite complessive. Nel frattempo, sebbene Cory Booker sia diventato solo il secondo vegano a cercare una nomina presidenziale del partito importante, la forza dei venti contrari culturali e politici gli ha impedito di tracciare un legame tra le sue preferenze alimentari e le politiche pubbliche. Spinto, ha abbracciato l'inquadratura della questione favorita dalla destra, dichiarando la libertà di mangiare carne “uno dei nostri valori più sacri”.

Con l'aumento della preoccupazione per le pratiche abusive negli allevamenti intensivi e l'interesse pubblico per le diete alternative, le imprese e i loro alleati politici hanno reagito con leggi volte a limitare le informazioni e la scelta a disposizione dei consumatori. Le cosiddette leggi "ag-gag", che criminalizzano le indagini sotto copertura sulle condizioni nelle fattorie, sono state affiancate da leggi statali che impediscono alle alternative a base vegetale di utilizzare etichette come "carne" o "salsiccia". La Food and Drug Administration sta persino valutando un divieto a livello nazionale dell'uso della parola "latte" per etichettare alternative derivate da soia o avena, nel tentativo di proteggere l'industria lattiero-casearia.

Di fronte a così tanti interessi acquisiti, anche il danno causato dalla pandemia sembra improbabile che porti a un cambiamento fondamentale nel sistema di produzione alimentare americano in tempi brevi. Ma ci sono barlumi di speranza. Quando le scorte di carne sono diminuite nelle prime settimane del blocco, le vendite di prodotti a base vegetale sono aumentate, suggerendo ai consumatori di vederli come una vera alternativa. Se questi prodotti possono essere migliorati al punto da poter competere con la carne in termini di gusto e costo, i consumatori e persino l'industria della carne potrebbero abbracciarli su larga scala, segnando potenzialmente la fine degli abusi sugli animali industrializzati.

Sia per i miliardi di animali allevati e uccisi ogni anno, sia per noi stessi, quel giorno non arriverà mai abbastanza presto. Non c'è niente di naturale o di inevitabile negli allevamenti intensivi, che hanno trasformato l'agricoltura umana in una mostruosità che sarebbe irriconoscibile per le generazioni precedenti. Dopo essere passati alla storia, le generazioni future li vedranno come uno dei più grandi crimini mai perpetrati dall'umanità. Mentre il coronavirus devasta le nostre economie e i nostri corpi, è più chiaro che mai che solo una cecità pervasiva e controproducente ci impedisce di vedere gli allevamenti intensivi allo stesso modo.

Andrew Gawthorpe è uno storico degli Stati Uniti all'Università di Leiden


La pandemia mette in luce i raccapriccianti abusi sugli animali negli allevamenti intensivi statunitensi

Tra gli altri metodi, i maiali sono stati uccisi con un metodo noto come arresto del ventilatore, in cui le vie aeree di una stalla vengono chiuse e viene introdotto il vapore. Fotografia: Bloomberg/Bloomberg via Getty Images

Tra gli altri metodi, i maiali sono stati uccisi con un metodo noto come arresto del ventilatore, in cui le vie aeree di una stalla vengono chiuse e viene introdotto il vapore. Fotografia: Bloomberg/Bloomberg via Getty Images

Ultima modifica il gio 6 ago 2020 17.57 BST

Più di ogni altro evento della storia recente, la pandemia di coronavirus ha reso evidenti le conseguenze del nostro abuso sugli animali. Dal mercato umido cinese, dove probabilmente è emerso il virus, ai macelli americani che sono diventati vettori chiave di trasmissione, la nostra famelica richiesta di carne a basso costo è stata implicata in enormi sofferenze umane. Ma la sofferenza non è solo nostra. La pandemia ha anche focalizzato la nostra attenzione su come l'agrobusiness americano, che ha beneficiato della deregolamentazione sotto l'amministrazione Trump, abusa degli animali su scala industriale.

Mentre i macelli in tutta la nazione sono stati costretti a chiudere a causa del virus, sono emerse storie raccapriccianti sull'uccisione di massa di milioni di polli e maiali che non possono più essere portati sul mercato. I polli sono stati gasati o soffocati con una schiuma in cui soffocano lentamente. Tra gli altri metodi, i maiali - le cui capacità cognitive sono simili ai cani - sono stati uccisi con un metodo noto come arresto della ventilazione, in cui le vie aeree di una stalla vengono chiuse e viene introdotto il vapore. Il video di un informatore mostra migliaia di maiali che muoiono mentre vengono lentamente soffocati e arrostiti a morte durante la notte.

Sebbene la pandemia abbia focalizzato l'attenzione su questi incidenti, rappresentano una piccola frazione degli abusi quotidiani accumulati sugli animali da allevamento. I miliardi di animali macellati ogni anno negli Stati Uniti sono esseri intelligenti e sensibili in grado di provare una serie di emozioni. Sono spinti a crescere i loro giovani e formare strutture sociali complesse, entrambe impossibili nelle condizioni dell'agricoltura moderna. Invece, vivono vite brevi, dolorose e piene di malattie. I polli, che costituiscono oltre il 90% degli animali macellati ogni anno, soffrono i peggiori. La loro morte non è soggetta a nessuna regolamentazione federale, il che significa che gli uccelli vengono spesso congelati, bolliti, annegati o soffocati a morte.

Non sorprende che l'amministrazione Trump si sia mossa per deregolamentare ulteriormente l'agrobusiness, dando alle aziende che abusano degli animali più libertà di dare la priorità al profitto rispetto al benessere. The administration dropped enforcement of animal welfare statutes and moved forward with proposals to reduce the role of government inspectors in overseeing conditions at slaughterhouses – proposals which an inspector general says are based on faulty data. The administration also removed from public view a searchable database of animal inspection reports, shielding abusers from scrutiny. The records only went back online when Congress forced the administration’s hand.

As in other areas, the culture war waged by Trump’s supporters has enabled his pro-business policies. “Soy boy” has emerged as the insult of choice among the alt-right, identifying meat consumption and complicity with animal suffering as markers of masculinity. When the right cast the Green New Deal as an assault on the American way of life, they were sure to include copious meat consumption among the precious tenets under threat. “They want to take your hamburgers,” former White House aide Sebastian Gorka told a conservative audience, equating the Green New Deal with “Communism”. The reactionary writer Jordan Peterson, who has made a fortune from trolling the left, even chimed in by claiming to follow an all-beef diet.

Bringing an end to the atrocity which is America’s system of animal agriculture requires challenging both the coziness of the government-agribusiness connection and the cultural norms which underpin it. But other recent developments have shown how hard this will be. Sales of meatless meat have exploded in recent years, but they remain a tiny fraction of overall sales. Meanwhile, although Cory Booker became only the second vegan to seek a major party presidential nomination, the strength of cultural and political headwinds prevented him from drawing a link between his dietary preferences and public policy. When pushed, he embraced the framing of the issue favored among the right, declaring the freedom to eat meat “one of our most sacred values”.

As concern over abusive practices on factory farms and public interest in alternative diets have grown, businesses and their political allies have fought back with laws intended to restrict the information and choice available to consumers. So-called “ag-gag” laws, which criminalize undercover investigations of conditions on farms, have been joined by state laws preventing plant-based alternatives from using labels such as “meat” or “sausage”. The Food and Drug Administration is even considering a nationwide ban on the use of the word “milk” to label alternatives derived from soy or oats, in an effort to protect the dairy industry.

In the face of so many vested interests, even the harm caused by the pandemic looks unlikely to lead to fundamental change in America’s system of food production anytime soon. But there are glimmers of hope. When meat supplies dwindled in the first weeks of the lockdown, sales of plant-based products surged, suggesting consumers see them as a genuine alternative. If these products can be improved to a point where they can compete with meat on taste and cost, consumers and even the meat industry might embrace them on a large scale, potentially spelling the end of industrialized animal abuse.

For both the billions of animals raised and killed each year and for ourselves, that day cannot come soon enough. There is nothing natural or inevitable about factory farms, which have transformed human agriculture into a monstrosity which would be unrecognizable to previous generations. After they pass into history, future generations will view them as one of the greatest crimes ever perpetrated by humankind. As coronavirus ravages our economies and our bodies, it is clearer than ever that only a pervasive and self-defeating blindness prevents us from seeing factory farms the same way.

Andrew Gawthorpe is a historian of the United States at Leiden University


The pandemic highlights the gruesome animal abuses at US factory farms

Among other methods, pigs have been killed by a method known as ventilator shutdown, in which the airways to a barn are closed off and steam is introduced. Photograph: Bloomberg/Bloomberg via Getty Images

Among other methods, pigs have been killed by a method known as ventilator shutdown, in which the airways to a barn are closed off and steam is introduced. Photograph: Bloomberg/Bloomberg via Getty Images

Last modified on Thu 6 Aug 2020 17.57 BST

M ore than any event in recent history, the coronavirus pandemic has made plain the consequences of our abuse of animals. From the Chinese wet market where the virus likely emerged to the American slaughterhouses which have become key vectors of transmission, our ravenous demand for cheap meat has been implicated in enormous human suffering. But the suffering is not ours alone. The pandemic has also focused our attention on how American agribusiness – which has benefited from deregulation under the Trump administration – abuses animals on an industrial scale.

As slaughterhouses across the nation have been forced to close by the virus, gruesome stories have emerged of the mass killing of millions of chickens and pigs who can no longer be brought to market. Chickens have been gassed or smothered with a foam in which they slowly suffocate. Among other methods, pigs – whose cognitive abilities are similar to dogs – have been killed by a method known as ventilation shutdown, in which the airways to a barn are closed off and steam is introduced. A whistleblower’s video shows thousands of pigs dying as they are slowly suffocated and roasted to death overnight.

Although the pandemic has focused attention on these incidents, they represent a tiny fraction of the daily abuses heaped on farmed animals. The billions of animals slaughtered every year in the United States are intelligent, sensitive beings capable of feeling a range of emotions. They are driven to raise their young and form complex social structures, both impossible under the conditions of modern farming. Instead, they live short, painful, disease-ridden lives. Chickens, who make up over 90% of the animals slaughtered every year, suffer the worst. Their deaths are subject to effectively no federal regulation, meaning the birds are frequently frozen, boiled, drowned or suffocated to death.

Unsurprisingly, the Trump administration has moved to deregulate agribusiness even further, giving companies that abuse animals freer rein to prioritize profit over welfare. The administration dropped enforcement of animal welfare statutes and moved forward with proposals to reduce the role of government inspectors in overseeing conditions at slaughterhouses – proposals which an inspector general says are based on faulty data. The administration also removed from public view a searchable database of animal inspection reports, shielding abusers from scrutiny. The records only went back online when Congress forced the administration’s hand.

As in other areas, the culture war waged by Trump’s supporters has enabled his pro-business policies. “Soy boy” has emerged as the insult of choice among the alt-right, identifying meat consumption and complicity with animal suffering as markers of masculinity. When the right cast the Green New Deal as an assault on the American way of life, they were sure to include copious meat consumption among the precious tenets under threat. “They want to take your hamburgers,” former White House aide Sebastian Gorka told a conservative audience, equating the Green New Deal with “Communism”. The reactionary writer Jordan Peterson, who has made a fortune from trolling the left, even chimed in by claiming to follow an all-beef diet.

Bringing an end to the atrocity which is America’s system of animal agriculture requires challenging both the coziness of the government-agribusiness connection and the cultural norms which underpin it. But other recent developments have shown how hard this will be. Sales of meatless meat have exploded in recent years, but they remain a tiny fraction of overall sales. Meanwhile, although Cory Booker became only the second vegan to seek a major party presidential nomination, the strength of cultural and political headwinds prevented him from drawing a link between his dietary preferences and public policy. When pushed, he embraced the framing of the issue favored among the right, declaring the freedom to eat meat “one of our most sacred values”.

As concern over abusive practices on factory farms and public interest in alternative diets have grown, businesses and their political allies have fought back with laws intended to restrict the information and choice available to consumers. So-called “ag-gag” laws, which criminalize undercover investigations of conditions on farms, have been joined by state laws preventing plant-based alternatives from using labels such as “meat” or “sausage”. The Food and Drug Administration is even considering a nationwide ban on the use of the word “milk” to label alternatives derived from soy or oats, in an effort to protect the dairy industry.

In the face of so many vested interests, even the harm caused by the pandemic looks unlikely to lead to fundamental change in America’s system of food production anytime soon. But there are glimmers of hope. When meat supplies dwindled in the first weeks of the lockdown, sales of plant-based products surged, suggesting consumers see them as a genuine alternative. If these products can be improved to a point where they can compete with meat on taste and cost, consumers and even the meat industry might embrace them on a large scale, potentially spelling the end of industrialized animal abuse.

For both the billions of animals raised and killed each year and for ourselves, that day cannot come soon enough. There is nothing natural or inevitable about factory farms, which have transformed human agriculture into a monstrosity which would be unrecognizable to previous generations. After they pass into history, future generations will view them as one of the greatest crimes ever perpetrated by humankind. As coronavirus ravages our economies and our bodies, it is clearer than ever that only a pervasive and self-defeating blindness prevents us from seeing factory farms the same way.

Andrew Gawthorpe is a historian of the United States at Leiden University


The pandemic highlights the gruesome animal abuses at US factory farms

Among other methods, pigs have been killed by a method known as ventilator shutdown, in which the airways to a barn are closed off and steam is introduced. Photograph: Bloomberg/Bloomberg via Getty Images

Among other methods, pigs have been killed by a method known as ventilator shutdown, in which the airways to a barn are closed off and steam is introduced. Photograph: Bloomberg/Bloomberg via Getty Images

Last modified on Thu 6 Aug 2020 17.57 BST

M ore than any event in recent history, the coronavirus pandemic has made plain the consequences of our abuse of animals. From the Chinese wet market where the virus likely emerged to the American slaughterhouses which have become key vectors of transmission, our ravenous demand for cheap meat has been implicated in enormous human suffering. But the suffering is not ours alone. The pandemic has also focused our attention on how American agribusiness – which has benefited from deregulation under the Trump administration – abuses animals on an industrial scale.

As slaughterhouses across the nation have been forced to close by the virus, gruesome stories have emerged of the mass killing of millions of chickens and pigs who can no longer be brought to market. Chickens have been gassed or smothered with a foam in which they slowly suffocate. Among other methods, pigs – whose cognitive abilities are similar to dogs – have been killed by a method known as ventilation shutdown, in which the airways to a barn are closed off and steam is introduced. A whistleblower’s video shows thousands of pigs dying as they are slowly suffocated and roasted to death overnight.

Although the pandemic has focused attention on these incidents, they represent a tiny fraction of the daily abuses heaped on farmed animals. The billions of animals slaughtered every year in the United States are intelligent, sensitive beings capable of feeling a range of emotions. They are driven to raise their young and form complex social structures, both impossible under the conditions of modern farming. Instead, they live short, painful, disease-ridden lives. Chickens, who make up over 90% of the animals slaughtered every year, suffer the worst. Their deaths are subject to effectively no federal regulation, meaning the birds are frequently frozen, boiled, drowned or suffocated to death.

Unsurprisingly, the Trump administration has moved to deregulate agribusiness even further, giving companies that abuse animals freer rein to prioritize profit over welfare. The administration dropped enforcement of animal welfare statutes and moved forward with proposals to reduce the role of government inspectors in overseeing conditions at slaughterhouses – proposals which an inspector general says are based on faulty data. The administration also removed from public view a searchable database of animal inspection reports, shielding abusers from scrutiny. The records only went back online when Congress forced the administration’s hand.

As in other areas, the culture war waged by Trump’s supporters has enabled his pro-business policies. “Soy boy” has emerged as the insult of choice among the alt-right, identifying meat consumption and complicity with animal suffering as markers of masculinity. When the right cast the Green New Deal as an assault on the American way of life, they were sure to include copious meat consumption among the precious tenets under threat. “They want to take your hamburgers,” former White House aide Sebastian Gorka told a conservative audience, equating the Green New Deal with “Communism”. The reactionary writer Jordan Peterson, who has made a fortune from trolling the left, even chimed in by claiming to follow an all-beef diet.

Bringing an end to the atrocity which is America’s system of animal agriculture requires challenging both the coziness of the government-agribusiness connection and the cultural norms which underpin it. But other recent developments have shown how hard this will be. Sales of meatless meat have exploded in recent years, but they remain a tiny fraction of overall sales. Meanwhile, although Cory Booker became only the second vegan to seek a major party presidential nomination, the strength of cultural and political headwinds prevented him from drawing a link between his dietary preferences and public policy. When pushed, he embraced the framing of the issue favored among the right, declaring the freedom to eat meat “one of our most sacred values”.

As concern over abusive practices on factory farms and public interest in alternative diets have grown, businesses and their political allies have fought back with laws intended to restrict the information and choice available to consumers. So-called “ag-gag” laws, which criminalize undercover investigations of conditions on farms, have been joined by state laws preventing plant-based alternatives from using labels such as “meat” or “sausage”. The Food and Drug Administration is even considering a nationwide ban on the use of the word “milk” to label alternatives derived from soy or oats, in an effort to protect the dairy industry.

In the face of so many vested interests, even the harm caused by the pandemic looks unlikely to lead to fundamental change in America’s system of food production anytime soon. But there are glimmers of hope. When meat supplies dwindled in the first weeks of the lockdown, sales of plant-based products surged, suggesting consumers see them as a genuine alternative. If these products can be improved to a point where they can compete with meat on taste and cost, consumers and even the meat industry might embrace them on a large scale, potentially spelling the end of industrialized animal abuse.

For both the billions of animals raised and killed each year and for ourselves, that day cannot come soon enough. There is nothing natural or inevitable about factory farms, which have transformed human agriculture into a monstrosity which would be unrecognizable to previous generations. After they pass into history, future generations will view them as one of the greatest crimes ever perpetrated by humankind. As coronavirus ravages our economies and our bodies, it is clearer than ever that only a pervasive and self-defeating blindness prevents us from seeing factory farms the same way.

Andrew Gawthorpe is a historian of the United States at Leiden University


The pandemic highlights the gruesome animal abuses at US factory farms

Among other methods, pigs have been killed by a method known as ventilator shutdown, in which the airways to a barn are closed off and steam is introduced. Photograph: Bloomberg/Bloomberg via Getty Images

Among other methods, pigs have been killed by a method known as ventilator shutdown, in which the airways to a barn are closed off and steam is introduced. Photograph: Bloomberg/Bloomberg via Getty Images

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M ore than any event in recent history, the coronavirus pandemic has made plain the consequences of our abuse of animals. From the Chinese wet market where the virus likely emerged to the American slaughterhouses which have become key vectors of transmission, our ravenous demand for cheap meat has been implicated in enormous human suffering. But the suffering is not ours alone. The pandemic has also focused our attention on how American agribusiness – which has benefited from deregulation under the Trump administration – abuses animals on an industrial scale.

As slaughterhouses across the nation have been forced to close by the virus, gruesome stories have emerged of the mass killing of millions of chickens and pigs who can no longer be brought to market. Chickens have been gassed or smothered with a foam in which they slowly suffocate. Among other methods, pigs – whose cognitive abilities are similar to dogs – have been killed by a method known as ventilation shutdown, in which the airways to a barn are closed off and steam is introduced. A whistleblower’s video shows thousands of pigs dying as they are slowly suffocated and roasted to death overnight.

Although the pandemic has focused attention on these incidents, they represent a tiny fraction of the daily abuses heaped on farmed animals. The billions of animals slaughtered every year in the United States are intelligent, sensitive beings capable of feeling a range of emotions. They are driven to raise their young and form complex social structures, both impossible under the conditions of modern farming. Instead, they live short, painful, disease-ridden lives. Chickens, who make up over 90% of the animals slaughtered every year, suffer the worst. Their deaths are subject to effectively no federal regulation, meaning the birds are frequently frozen, boiled, drowned or suffocated to death.

Unsurprisingly, the Trump administration has moved to deregulate agribusiness even further, giving companies that abuse animals freer rein to prioritize profit over welfare. The administration dropped enforcement of animal welfare statutes and moved forward with proposals to reduce the role of government inspectors in overseeing conditions at slaughterhouses – proposals which an inspector general says are based on faulty data. The administration also removed from public view a searchable database of animal inspection reports, shielding abusers from scrutiny. The records only went back online when Congress forced the administration’s hand.

As in other areas, the culture war waged by Trump’s supporters has enabled his pro-business policies. “Soy boy” has emerged as the insult of choice among the alt-right, identifying meat consumption and complicity with animal suffering as markers of masculinity. When the right cast the Green New Deal as an assault on the American way of life, they were sure to include copious meat consumption among the precious tenets under threat. “They want to take your hamburgers,” former White House aide Sebastian Gorka told a conservative audience, equating the Green New Deal with “Communism”. The reactionary writer Jordan Peterson, who has made a fortune from trolling the left, even chimed in by claiming to follow an all-beef diet.

Bringing an end to the atrocity which is America’s system of animal agriculture requires challenging both the coziness of the government-agribusiness connection and the cultural norms which underpin it. But other recent developments have shown how hard this will be. Sales of meatless meat have exploded in recent years, but they remain a tiny fraction of overall sales. Meanwhile, although Cory Booker became only the second vegan to seek a major party presidential nomination, the strength of cultural and political headwinds prevented him from drawing a link between his dietary preferences and public policy. When pushed, he embraced the framing of the issue favored among the right, declaring the freedom to eat meat “one of our most sacred values”.

As concern over abusive practices on factory farms and public interest in alternative diets have grown, businesses and their political allies have fought back with laws intended to restrict the information and choice available to consumers. So-called “ag-gag” laws, which criminalize undercover investigations of conditions on farms, have been joined by state laws preventing plant-based alternatives from using labels such as “meat” or “sausage”. The Food and Drug Administration is even considering a nationwide ban on the use of the word “milk” to label alternatives derived from soy or oats, in an effort to protect the dairy industry.

In the face of so many vested interests, even the harm caused by the pandemic looks unlikely to lead to fundamental change in America’s system of food production anytime soon. But there are glimmers of hope. When meat supplies dwindled in the first weeks of the lockdown, sales of plant-based products surged, suggesting consumers see them as a genuine alternative. If these products can be improved to a point where they can compete with meat on taste and cost, consumers and even the meat industry might embrace them on a large scale, potentially spelling the end of industrialized animal abuse.

For both the billions of animals raised and killed each year and for ourselves, that day cannot come soon enough. There is nothing natural or inevitable about factory farms, which have transformed human agriculture into a monstrosity which would be unrecognizable to previous generations. After they pass into history, future generations will view them as one of the greatest crimes ever perpetrated by humankind. As coronavirus ravages our economies and our bodies, it is clearer than ever that only a pervasive and self-defeating blindness prevents us from seeing factory farms the same way.

Andrew Gawthorpe is a historian of the United States at Leiden University


The pandemic highlights the gruesome animal abuses at US factory farms

Among other methods, pigs have been killed by a method known as ventilator shutdown, in which the airways to a barn are closed off and steam is introduced. Photograph: Bloomberg/Bloomberg via Getty Images

Among other methods, pigs have been killed by a method known as ventilator shutdown, in which the airways to a barn are closed off and steam is introduced. Photograph: Bloomberg/Bloomberg via Getty Images

Last modified on Thu 6 Aug 2020 17.57 BST

M ore than any event in recent history, the coronavirus pandemic has made plain the consequences of our abuse of animals. From the Chinese wet market where the virus likely emerged to the American slaughterhouses which have become key vectors of transmission, our ravenous demand for cheap meat has been implicated in enormous human suffering. But the suffering is not ours alone. The pandemic has also focused our attention on how American agribusiness – which has benefited from deregulation under the Trump administration – abuses animals on an industrial scale.

As slaughterhouses across the nation have been forced to close by the virus, gruesome stories have emerged of the mass killing of millions of chickens and pigs who can no longer be brought to market. Chickens have been gassed or smothered with a foam in which they slowly suffocate. Among other methods, pigs – whose cognitive abilities are similar to dogs – have been killed by a method known as ventilation shutdown, in which the airways to a barn are closed off and steam is introduced. A whistleblower’s video shows thousands of pigs dying as they are slowly suffocated and roasted to death overnight.

Although the pandemic has focused attention on these incidents, they represent a tiny fraction of the daily abuses heaped on farmed animals. The billions of animals slaughtered every year in the United States are intelligent, sensitive beings capable of feeling a range of emotions. They are driven to raise their young and form complex social structures, both impossible under the conditions of modern farming. Instead, they live short, painful, disease-ridden lives. Chickens, who make up over 90% of the animals slaughtered every year, suffer the worst. Their deaths are subject to effectively no federal regulation, meaning the birds are frequently frozen, boiled, drowned or suffocated to death.

Unsurprisingly, the Trump administration has moved to deregulate agribusiness even further, giving companies that abuse animals freer rein to prioritize profit over welfare. The administration dropped enforcement of animal welfare statutes and moved forward with proposals to reduce the role of government inspectors in overseeing conditions at slaughterhouses – proposals which an inspector general says are based on faulty data. The administration also removed from public view a searchable database of animal inspection reports, shielding abusers from scrutiny. The records only went back online when Congress forced the administration’s hand.

As in other areas, the culture war waged by Trump’s supporters has enabled his pro-business policies. “Soy boy” has emerged as the insult of choice among the alt-right, identifying meat consumption and complicity with animal suffering as markers of masculinity. When the right cast the Green New Deal as an assault on the American way of life, they were sure to include copious meat consumption among the precious tenets under threat. “They want to take your hamburgers,” former White House aide Sebastian Gorka told a conservative audience, equating the Green New Deal with “Communism”. The reactionary writer Jordan Peterson, who has made a fortune from trolling the left, even chimed in by claiming to follow an all-beef diet.

Bringing an end to the atrocity which is America’s system of animal agriculture requires challenging both the coziness of the government-agribusiness connection and the cultural norms which underpin it. But other recent developments have shown how hard this will be. Sales of meatless meat have exploded in recent years, but they remain a tiny fraction of overall sales. Meanwhile, although Cory Booker became only the second vegan to seek a major party presidential nomination, the strength of cultural and political headwinds prevented him from drawing a link between his dietary preferences and public policy. When pushed, he embraced the framing of the issue favored among the right, declaring the freedom to eat meat “one of our most sacred values”.

As concern over abusive practices on factory farms and public interest in alternative diets have grown, businesses and their political allies have fought back with laws intended to restrict the information and choice available to consumers. So-called “ag-gag” laws, which criminalize undercover investigations of conditions on farms, have been joined by state laws preventing plant-based alternatives from using labels such as “meat” or “sausage”. The Food and Drug Administration is even considering a nationwide ban on the use of the word “milk” to label alternatives derived from soy or oats, in an effort to protect the dairy industry.

In the face of so many vested interests, even the harm caused by the pandemic looks unlikely to lead to fundamental change in America’s system of food production anytime soon. But there are glimmers of hope. When meat supplies dwindled in the first weeks of the lockdown, sales of plant-based products surged, suggesting consumers see them as a genuine alternative. If these products can be improved to a point where they can compete with meat on taste and cost, consumers and even the meat industry might embrace them on a large scale, potentially spelling the end of industrialized animal abuse.

For both the billions of animals raised and killed each year and for ourselves, that day cannot come soon enough. There is nothing natural or inevitable about factory farms, which have transformed human agriculture into a monstrosity which would be unrecognizable to previous generations. After they pass into history, future generations will view them as one of the greatest crimes ever perpetrated by humankind. As coronavirus ravages our economies and our bodies, it is clearer than ever that only a pervasive and self-defeating blindness prevents us from seeing factory farms the same way.

Andrew Gawthorpe is a historian of the United States at Leiden University


The pandemic highlights the gruesome animal abuses at US factory farms

Among other methods, pigs have been killed by a method known as ventilator shutdown, in which the airways to a barn are closed off and steam is introduced. Photograph: Bloomberg/Bloomberg via Getty Images

Among other methods, pigs have been killed by a method known as ventilator shutdown, in which the airways to a barn are closed off and steam is introduced. Photograph: Bloomberg/Bloomberg via Getty Images

Last modified on Thu 6 Aug 2020 17.57 BST

M ore than any event in recent history, the coronavirus pandemic has made plain the consequences of our abuse of animals. From the Chinese wet market where the virus likely emerged to the American slaughterhouses which have become key vectors of transmission, our ravenous demand for cheap meat has been implicated in enormous human suffering. But the suffering is not ours alone. The pandemic has also focused our attention on how American agribusiness – which has benefited from deregulation under the Trump administration – abuses animals on an industrial scale.

As slaughterhouses across the nation have been forced to close by the virus, gruesome stories have emerged of the mass killing of millions of chickens and pigs who can no longer be brought to market. Chickens have been gassed or smothered with a foam in which they slowly suffocate. Among other methods, pigs – whose cognitive abilities are similar to dogs – have been killed by a method known as ventilation shutdown, in which the airways to a barn are closed off and steam is introduced. A whistleblower’s video shows thousands of pigs dying as they are slowly suffocated and roasted to death overnight.

Although the pandemic has focused attention on these incidents, they represent a tiny fraction of the daily abuses heaped on farmed animals. The billions of animals slaughtered every year in the United States are intelligent, sensitive beings capable of feeling a range of emotions. They are driven to raise their young and form complex social structures, both impossible under the conditions of modern farming. Instead, they live short, painful, disease-ridden lives. Chickens, who make up over 90% of the animals slaughtered every year, suffer the worst. Their deaths are subject to effectively no federal regulation, meaning the birds are frequently frozen, boiled, drowned or suffocated to death.

Unsurprisingly, the Trump administration has moved to deregulate agribusiness even further, giving companies that abuse animals freer rein to prioritize profit over welfare. The administration dropped enforcement of animal welfare statutes and moved forward with proposals to reduce the role of government inspectors in overseeing conditions at slaughterhouses – proposals which an inspector general says are based on faulty data. The administration also removed from public view a searchable database of animal inspection reports, shielding abusers from scrutiny. The records only went back online when Congress forced the administration’s hand.

As in other areas, the culture war waged by Trump’s supporters has enabled his pro-business policies. “Soy boy” has emerged as the insult of choice among the alt-right, identifying meat consumption and complicity with animal suffering as markers of masculinity. When the right cast the Green New Deal as an assault on the American way of life, they were sure to include copious meat consumption among the precious tenets under threat. “They want to take your hamburgers,” former White House aide Sebastian Gorka told a conservative audience, equating the Green New Deal with “Communism”. The reactionary writer Jordan Peterson, who has made a fortune from trolling the left, even chimed in by claiming to follow an all-beef diet.

Bringing an end to the atrocity which is America’s system of animal agriculture requires challenging both the coziness of the government-agribusiness connection and the cultural norms which underpin it. But other recent developments have shown how hard this will be. Sales of meatless meat have exploded in recent years, but they remain a tiny fraction of overall sales. Meanwhile, although Cory Booker became only the second vegan to seek a major party presidential nomination, the strength of cultural and political headwinds prevented him from drawing a link between his dietary preferences and public policy. When pushed, he embraced the framing of the issue favored among the right, declaring the freedom to eat meat “one of our most sacred values”.

As concern over abusive practices on factory farms and public interest in alternative diets have grown, businesses and their political allies have fought back with laws intended to restrict the information and choice available to consumers. So-called “ag-gag” laws, which criminalize undercover investigations of conditions on farms, have been joined by state laws preventing plant-based alternatives from using labels such as “meat” or “sausage”. The Food and Drug Administration is even considering a nationwide ban on the use of the word “milk” to label alternatives derived from soy or oats, in an effort to protect the dairy industry.

In the face of so many vested interests, even the harm caused by the pandemic looks unlikely to lead to fundamental change in America’s system of food production anytime soon. But there are glimmers of hope. When meat supplies dwindled in the first weeks of the lockdown, sales of plant-based products surged, suggesting consumers see them as a genuine alternative. If these products can be improved to a point where they can compete with meat on taste and cost, consumers and even the meat industry might embrace them on a large scale, potentially spelling the end of industrialized animal abuse.

For both the billions of animals raised and killed each year and for ourselves, that day cannot come soon enough. There is nothing natural or inevitable about factory farms, which have transformed human agriculture into a monstrosity which would be unrecognizable to previous generations. After they pass into history, future generations will view them as one of the greatest crimes ever perpetrated by humankind. As coronavirus ravages our economies and our bodies, it is clearer than ever that only a pervasive and self-defeating blindness prevents us from seeing factory farms the same way.

Andrew Gawthorpe is a historian of the United States at Leiden University


Guarda il video: Joe Rogan - Soy Boy - Remix ft. Hasan (Giugno 2022).


Commenti:

  1. Dilar

    Cosa ti ha detto questo?

  2. Aglarale

    Ti sei sbagliato, è ovvio.

  3. Danton

    Quali sono le parole giuste ... Super, brillante frase

  4. Terrill

    In questo niente lì dentro e penso che questa sia un'ottima idea. Pienamente d'accordo con lei.



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